Epatite E

  1. Sintomi
  2. Diagnosi
  3. Terapia
  4. Prevenzione
  5. Link e download

Il virus dell’epatite E (HEV) è diffuso in tutto il mondo. Per molto tempo l’epatite E era conosciuta come la malattia del viaggiatore, proprio come l’epatite A. Nei Paesi con standard igienici carenti, il virus dell’epatite E (HEV) - come quello dell’epatite A - si trasmette principalmente attraverso l’acqua potabile e gli alimenti contaminati da escrementi contenenti il virus. In questi paesi si verificano di continuo grandi epidemie con migliaia di persone contagiate.

Recentemente, nei paesi industrializzati è stato osservato un aumento delle infezioni da epatite E, causate da un altro tipo di virus, che si trasmette dagli animali all’uomo attraverso la catena alimentare. Il consumo di carne cruda o poco cotta, e in particolare di prodotti a base di carne contenenti fegato di maiale crudo, è considerato a rischio. In Svizzera l’incidenza della malattia è in aumento. Dal 1° gennaio 2018 l’Ufficio federale della sanità pubblica UFSP ha perciò introdotto l’obbligo di notifica dell’epatite E.

Sintomi

Il periodo di incubazione dell’epatite E, ossia il tempo che intercorre tra l’esposizione al patogeno e la comparsa della malattia, è compreso tra le tre e le otto settimane. Nella maggior parte dei casi, la malattia procede in modo asintomatico. Possono tuttavia verificarsi anche i sintomi tipici dell’epatite, ad es. ingiallimento della pelle e degli occhi, ingrossamento del fegato, dolori addominali, nausea, vomito e febbre. La malattia di solito dura dalle quattro alle sei settimane. Le donne incinte sono particolarmente a rischio. L’infezione può provocare aborti spontanei, nati morti o insufficienza epatica. Un’infezione cronica è molto rara e si osserva solo nei pazienti immunocompromessi.

Diagnosi

L’aumento dei valori epatici può essere indice di infezione da epatite E. Il test anticorpale fornisce ulteriori indicazioni di infezione preesistente. Un test anticorpale positivo, tuttavia, deve comunque essere confermato da un test di rilevamento del virus (un cosiddetto test PCR) con l’analisi delle feci o del sangue per determinare la presenza dell’infezione attiva. Questo perché gli anticorpi rimangono nel sangue per tutta la vita dopo il contatto. Nei pazienti immunocompromessi, il rilevamento del virus dev’essere effettuato immediatamente se si sospetta un’infezione, poiché in questi pazienti il test anticorpale è inaffidabile.

Terapia

Nella maggior parte dei casi l’infezione guarisce spontaneamente. Nelle persone che presentano fattori di rischio come l’immunosoppressione, la malattia può avere un decorso grave. In questo caso, la riduzione dei farmaci che sopprimono il sistema immunitario e/o il trattamento con ribavirina può giovare. Le persone a rischio e le persone immunosoppresse con un’infezione cronica dovrebbero consultare gli specialisti per il trattamento.

Prevenzione

Due regole empiriche offrono una certa protezione: nelle zone di diffusione del virus, è necessario fare bollire l’acqua potabile e non mangiare frutta e verdura cruda. La regola empirica è: “Bollire, cuocere, pelare o lasciar stare”.

Va inoltre prestata attenzione all’assunzione di carne cruda e di crostacei, e le persone immunosoppresse, le donne in gravidanza e le persone con malattie epatiche preesistenti dovrebbero evitare di mangiarli del tutto. La carne di maiale o di selvaggina dev’essere ben cotta.

Attualmente in Svizzera non è disponibile il vaccino; finora un vaccino efficace è stato approvato solo in Cina. In futuro, potrebbe essere utilizzato in pazienti immunocompromessi, pazienti con malattie epatiche, persone in attesa di un trapianto d’organo o persone che si recano in zone con una maggiore incidenza di epatite E.

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